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Raffaello e i suoi corsi per chef

Mi chiamo Roberto Frulla, insieme a Massimo Battipaglia, mio socio, amico e mente fin troppo attiva, abbiamo formato TIHA acronimo di un nome forse troppo lungo ma mai abbastanza per descrivere l’immensità dell’Hotellerie a livello internazionale.

Fino a che potrò, mi occuperò in prima persona di questo blog sviscerando i tanti perché del nostro essere qui ora.

Non potevo non dedicare questo mio primo articolo allo Chef Raffaello, uomo eclettico, forse eccessivo, come lo sono quasi tutti i veri professionisti di questo settore. Quando non sai più cosa sia il sabato sera, la domenica e le feste comandate con la famiglia, è normale crearsi un mondo proprio dove pochi possono entrare e solo se invitati.

Le basi dei nostri corsi per Chef

Creammo le prime basi dei nostri corsi in spiaggia, in una calda giornata di luglio. Raffaello andava a memoria. Sapeva perfettamente ed in ogni dettaglio, cosa serviva per fare carriera in questo settore e come doveva essere costruito un corso per Chef.

Facevo difficoltà a prendere appunti tanto era veloce. Sorseggiava birra e si distraeva al passaggio di una bella donna.

Era così minuzioso nei suoi dettagli che ogni capitolo sembrava l’inizio di una lezione di cucina.

Diceva che per partecipare ad un corso per chef devi innanzitutto sentire di voler essere uno chef, di volerlo diventare profondamente.

Stringeva i pugni, tanto che sentiva profonda quella sfida che ci ha accompagnato in ogni giorno della nostra carriera.

Raffaello dettava in inglese, troppi anni vissuti a Londra gli avevano fatto dimenticare la terminologia italiana.

“Roberto i corsi di cucina dobbiamo farli in inglese perché i nostri chef devono poter andare in tutto il mondo.”

Su questo argomento eravamo tutti e tre d’accordo. Chi partecipa ai corsi di cucina deve uscire con la certezza di essere un cittadino del mondo pronto a diffondere la cultura enogastronomica italiana ovunque.

Tornato in ufficio misi in bella gli appunti che mi aveva dettato, inizia ad attribuire i tempi ad ogni modulo componendo così il primo programma di tre mesi che trovate sul nostro sito tra i corsi di cucina per l’immediato inserimento nel lavoro.

Mandai quella prima bozza a Raffaello che la correggesse diminuendo le ore dedicate alla teoria ed aumentando quelle dedicate alla pratica.

“I nostri Chef non devono essere bravi teorici ma uomini pratici e consapevoli. Pronti ad entrare in una cucina come se quell’ambiente fosse stato da sempre la loro casa” esortò nell’ email.

Raffaello è venuto a mancare alcuni settimane fa. A noi ha lasciato i suoi corsi, maturati in 10 anni di insegnamento presso Chef Accademy of London al fianco di Massimo.

Non ho avuto molte occasioni per frequentarlo ma l’immortalità è sicuramente data da quanto lasciamo su questo pianeta.

Buon Viaggio Raffaello.

Ciao Chef!

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